Green, Eco, Circolare: breve guida al Design per la Sostenibilità

Negli ultimi tempi le parole sostenibilità, green ed eco associate alla parola Design sembrano andare di gran moda, ma ti sei mai chiest* che cosa vogliano dire realmente? E no, non significano solo usare un materiale riciclato e/o riciclabile.

Per quanto il tema della sostenibilità di recente si sia fatto sempre più spazio nel dibattito pubblico e tutti ne abbiano sentito parlare almeno una volta, mi sembra che la confusione che vi naviga intorno sia ancora parecchia un po’ in tutti gli ambiti e i settori. Questo è causato sì, dalla complessità e dalla grandezza del tema in sé, ma purtroppo anche da un’inflazione nell’utilizzo del termine perché magari “fa figo” o perché “fa tendenza”.

In questo articolo cercherò di sciogliere un po’ di dubbi su che cosa voglia dire sostenibilità in rapporto al design, dandoti una breve panoramica su alcune delle definizioni più diffuse (e spesso utilizzate a sproposito), e che cosa significhi lavorare in questo settore. Insomma sarà una sorta di breve guida al design per la sostenibilità.

Design for Sustainability

La parola sostenibilità arriva dal latino sustinere, ovvero portare su di sé, significato che nella lingua italiana è ancora assolutamente di uso comune quando utilizzato come verbo.

Personalmente amo analizzare l’etimologia delle parole perché mi permette di capirne il senso più profondo o di cogliere delle sfumature che magari nell’uso quotidiano si sono perse.

Da questa definizione più letterale, però, negli ultimi 10 anni il sostantivo ha preso tutta un’altra serie di accezioni, è come se si fosse “ingrandito”, riempito sempre di più, per poi sgonfiarsi di colpo in pochi mesi. Gli si è creata intorno una nube di fumo per l’impiego smodato ed incondizionato che se n’è fatto, che ha creato solo più dubbi e confusione, e l’ha svuotato di senso.

Sì, ma ti starai chiedendo: questa breve storia semantica triste, che cosa c’entra con il Design?

Beh, c’entra eccome! Innanzitutto, perché le parole (insieme al disegno) aiutano a dare forma ai pensieri, quindi delle parole vuote non potranno che generare progetti vuoti e privi di significato. In secondo luogo, entrando nel dettaglio della parola sostenibilità, l’80% dell’impatto connesso con un prodotto / servizio è dato dalla progettazione di esso, ovvero dal design.

E attenzione, ho detto impatto ma non ho specificato di che tipo, impatto su che cosa?
Quando si parla di Design for Sustainability (scusa l’inglesismo ma è più utilizzata questa terminologia nel settore) ci si riferisce ad un approccio olistico che comprende non solo la sostenibilità ambientale, ma anche quella sociale ed economica. Si tiene quindi conto anche di tematiche come l’equità sociale, i diritti dei lavoratori, la fattibilità ed il sostentamento economico, ecc. Insomma, si ricerca l’equilibrio tra salute ambientale, benessere della società nel breve e lungo periodo e sviluppo economico.

Green Design

Se ci si comincia ad addentrare nell’area del Design per la Sostenibilità più legata agli aspetti ambientali, il primo termine che incontriamo è Green. Quante volte avrai visto dei prodotti al supermercato con un bel packaging verde che annunciavano di “essere green”?

Ecco, forse proprio perché è una delle parole più lette o sentite in giro, al termine Green Design si tende ad associare un approccio alla progettazione un po’ più semplicistico, che ha una visione molto più ristretta e che punta all’immediatezza. L’obiettivo del Green Design è quello di rendere un prodotto “più verde”, e questo va benissimo, ma spesso si concentra solo su un aspetto di esso, ad esempio la selezione dei materiali di cui è composto, senza guardare al ciclo vita completo del prodotto.

Attenzione, non sto denigrando il Green Design, dico solo che bisogna fare attenzione quando si va poi a promuovere un prodotto che è stato reso “più verde” perché il rischio maggiore che si corre è quello di cadere nel Greenwashing*, presentando l’oggetto come più sostenibile rispetto a quanto lo sia realmente.

*Il Greenwashing è la pratica di marketing e comunicazione usata da un’azienda per apparire più rispettosa del clima e più sostenibile dal punto di vista ambientale di quanto non sia in realtà. Questa tecnica è usata da alcune compagnie per distrarre i consumatori dal fatto che le loro attività siano di fatto piuttosto dannose per l’ambiente.

Eco Design

Quando si parla di Eco Design invece, ci si riferisce ad una progettazione che si pone l’obiettivo di ridurre l’impronta ecologica** di un prodotto tenendo conto di tutto il suo ciclo di vita. Si analizzano quindi le diverse fasi che lo compongono, dalla nascita al fine vita, cercando di applicare ad ognuna di esse delle soluzioni che vadano a ridurne l’impatto ambientale.

Dunque, rispetto al Green Design, l’Eco Design affronta il problema in maniera più ampia ponendo l’attenzione su molti fattori quali durabilità, riparabilità, efficienza energetica e delle risorse, responsabilità del produttore sul fine vita e lo smaltimento, ecc. Il 18 luglio 2024 è anche entrato in vigore il Regolamento UE 2024/1781 sull’Ecodesign (con applicazione concreta a partire dal 2026) che definisce tutti i requisiti di progettazione ecocompatibile che le aziende europee devono rispettare nella creazione dei loro prodotti.

**L’impronta ecologica è un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Scopri come calcolare la tua impronta ecologica alla fine di questo articolo.

Circular Design

Proprio nel Regolamento UE sull’Ecodesign, tra le varie caratteristiche che un prodotto dovrebbe avere, si parla di circolarità, e qui entriamo nella branca del Circular Design.

Progettare per la circolarità significa non più pensare ad un unico ciclo di vita, per quanto ottimizzato e reso efficiente e a basso impatto dall’ecodesign, ma ragionare sulla multi-ciclicità, ovvero sulle diverse “vite” che un prodotto potrà vivere prima di arrivare allo smaltimento. L’obiettivo del Circular Design è quello di prevenire i rifiuti mantenendo la materia in circolo il più a lungo possibile.

È pertanto un approccio alla progettazione sistemico, strutturale e più complesso perché richiede di lavorare su un arco di tempo maggiore, di immaginare modelli di business diversi, di pensare a molteplici usi e di ragionare sulle funzioni e le relazioni.

Naturalmente è un metodo che richiede una grande flessibilità e capacità di comprensione e adattamento ai diversi contesti, per questo si compone di diverse strategie applicabili in base alla situazione.

Personalmente trovo la progettazione dei sistemi di circolarità di un prodotto o servizio molto interessante e, sotto certi aspetti, anche rivoluzionaria, l’idea di poter riuscire a creare dei loop chiusi che si autoalimentano per me è davvero stimolante.

Il mito del costo

Vorrei qui sfatare un mito che sento spesso, soprattutto nelle prime conversazioni con clienti o potenziali tali: “lavorare sulla sostenibilità costa troppo”.

Capisco da dove arriva questa percezione. Quando si pensa alla sostenibilità in azienda, la mente va subito alle soluzioni più radicali: cambiare fornitore, riprogettare il prodotto da zero, certificarsi, investire in nuove tecnologie. Ed è vero che alcune di queste azioni richiedono un investimento iniziale significativo. Ma una strategia di sostenibilità ben costruita non funziona così, o almeno, non solo così.

Nella pratica, si lavora su più livelli contemporaneamente. Ci sono interventi strutturali e più ambiziosi, che richiedono tempo, risorse e pianificazione, e che producono risultati importanti nel medio-lungo periodo. Ma accanto a questi esistono sempre azioni immediate, concrete e a basso costo (o addirittura a costo zero) che si possono attivare fin da subito: rivedere i materiali di packaging, ottimizzare la logistica, comunicare in modo più trasparente, ridurre gli sprechi interni, formare il team, vivere gli spazi con più consapevolezza. Spesso, queste ultime sono anche quelle che producono i primi risparmi tangibili.

E c’è un altro aspetto che viene sottovalutato: lavorare sulla sostenibilità non è solo un costo, è un investimento con un ritorno misurabile. Nel breve periodo si traduce spesso in efficienza e risparmio. Nel medio periodo, migliora la reputazione del brand e la fiducia dei clienti. Nel lungo periodo, diventa un vantaggio competitivo reale in un mercato che, vuoi per normative, vuoi per domanda, si sta muovendo in quella direzione comunque.

La domanda giusta, quindi, non è “posso permettermi di lavorare sulla sostenibilità?”, ma “da dove ha più senso cominciare, dato il contesto in cui mi trovo?”. E quella risposta è diversa per ognuno.

Nella pratica

Ecco, questa era una prima panoramica generale su che cosa voglia dire fare Design per la Sostenibilità. Volendo è possibile entrare ancora più nel dettaglio all’interno del settore e segmentare maggiormente le discipline (potremmo così scoprire aree come il Design for Decarbonisation o il Regenerative Design), ma a grandi linee con Design for Sustainability, Green Design, Eco Design e Circular Design si copre già la maggior parte delle terminologie utilizzate.

Ma nel concreto a che cosa serve sapere tutto ciò?

Sicuramente un’informazione importante che mi piacerebbe trasmetterti attraverso queste righe è che non importa che tu sia una micro, piccola o media impresa, un* liber* professionista, un’associazione o un ente culturale, per ogni contesto è possibile progettare insieme una soluzione adeguata per migliorare il proprio impatto ambientale e sociale. Non ci sono strategie che di default vanno bene per tutti, ma per ognuno è possibile studiarne una su misura che si adatti perfettamente a quella situazione specifica, alle possibilità che si hanno a disposizione e seguendo delle tempistiche che siano sostenibili.

Se sei arrivat* fin qui, probabilmente qualcosa ti ha colpit*. Forse stai cercando di capire come muoverti su questi temi senza perderti nel rumore di fondo. Forse hai già qualche idea ma non sai da dove partire. O forse senti che la direzione è quella giusta, ma ti manca un metodo.

Il primo passo concreto che ti propongo è piccolo e gratuito: scarica la checklist qui sotto. Ti aiuterà a fare il punto su dove sei adesso e a capire quali sono le aree su cui ha più senso concentrarsi nel tuo caso specifico.

Se poi vuoi andare più a fondo e capire come trasformare quella fotografia in un piano d’azione concreto, io sono qui, puoi scrivermi per prenotare una chiamata esplorativa gratuita di 30 minuti senza impegno.

Nel frattempo, se vuoi un dato su cui riflettere, puoi calcolare la tua impronta ecologica personale con questo strumento: footprintcalculator.org. Spesso è il modo più immediato per capire da dove cominciare!

E ricorda che tutti possono partire da qualche parte per ridurre il proprio impatto ambientale, l’importante è darsi degli obiettivi verosimili, stabilire delle priorità e programmare.

Alcuni esempi di progetti di Design per la Sostenibilità